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fresh trash Maggio 11, 2008

Archiviato in: Uncategorized — greta @ 2:52 pm
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L’argomento FLOSS/PVS non è poi così diametralmente lontano dagli argomenti del mio percorso di studi. qualcosa c’è stato nella mia travagliatissima triennale SRS torinese, qualcosa c’è pure in STA. chiaramente non quanto in un cdl in sviluppo e cooperazione, ma abbastanza per animare interessi personali non necessariamente legati ad uno specifico corso. a lezione mi è parso di capire di essere l’unica non-LOSI, quindi raccolgo il consiglio di restare in ambito STA, cercando di portare il mio contributo, mantenendo la linea argomentativa della mia idea iniziale: l’etica, i benefici, i costi.

Sarebbe interessante delineare un percorso locale-globale del trashware, cioè spiegare in cosa consiste la pratica del recupero/riassemblaggio di vecchio hardware da parte di gruppi attivi a livello locale (i vari gruppi e associazioni che si occupano dell’iniziativa, l’esempio a me più vicino è il LUGOB) e il possibile riutilizzo su scala più ampia, fino a globale (considerando anche le sfumature intermedie, quindi dalle biblioteche, agli asili, fino ai PVS che possono beneficiare dei “nuovi” pc)

In breve, per dare un’idea (poi seguono i link): questi gruppi recuperano compurer dismessi (ritirati o consegnati personalmente da privati, aziende ecc. o recuperati da discariche) installando software libero, e redistribuendoli a chi non può permettersi l’acquisto di un pc nuovo.

l’utilizzo di software libero è vitale per la messa in pratica del trashware. oltre a tutta la serie di vantaggi di cui abbiamo già ampiamente parlato a lezione, più rilevante da questa prospettiva è il fatto che può essere installato anche su macchine che vengono considerate “obsolete” dall’utente che se ne libera, in realtà sono ancora funzionanti con software più semplici e ugualmente (meglio?) funzionali. Il software proprietario presenta molteplici incompatibilità, prima fra tutte quella economica visto che i gruppi che si occupano di trashware sono non-profit e sarebbe difficile affrontare i costi delle licenze e lo sarebbe ancora di più per i paesi destinatari dei computer recuperati. il software libero, quindi, si svincola dall’inganno del software sempre più complesso che necessita di macchine sempre più potenti, nonostante le esigenze medie rimangano grosso modo invariate e non necessitano di programmi così sofisticati. i computer dismessi per i più svariati motivi, vengono quindi sistemati in modo che possano essere utilizzati al massimo delle risorse e della convenienza in contesti diversi, più utili e meno dilettevoli, dove manca l’ossatura di una tecnologia dell’informazione di base, massimizzando i benefici sui destinatari e minimizzando l’impatto sull’ambiente.

qui sotto un link “istituzionale”, con i vari cosa/chi, elenco dei gruppi e associazioni su territorio italiano e documentazione

http://trashware.linux.it/wiki/TrashWiki

http://trashware.linux.it/wiki/Trashware_HOWTO

qui una serie di progetti realizzati dal GOLEM (gruppo operativo linux empoli, pioniere del trashware)

http://golem.linux.it/index.php/Trashaware_GOLEM

e poi:

http://www.nosoftwarepatents.com/

in un linguaggio meno tecnico, più discorsivo, ma ugualmente efficace:

http://www.carta.org/articoli/4496

ttfn

G.

 

sharing doubts Maggio 6, 2008

Archiviato in: Uncategorized — greta @ 5:36 pm

insomma. sapevo benissimo di non aver scoperto l’acqua calda, ma non è per niente incentivante vedere che qualcuno ha scritto prima e meglio USANDO LE PAROLE CHE AVREI VOLUTO USARE IO :)   una relazione così ben fatta su software libero e pvs.

a pagina 36 si trova nello specifico ciò che vorrei (avrei voluto? ) trattare.

il problema è che quando si pensa ad un argomento da new-entry si è convinti di aver avuto una gran intuizione, ma nel delirio di onnipotenza si sovrastimano gli n-miliardi (6 e mezzo, poco da contare..) di persone che potrebbero averlo pensato prima di te.

allora a) io potrei appoggiarmi sulle loro ricerche e mettere i miei mattoncini. si sa mai che qualcuno trovi cose che non sa e che possano servire.

oppure b) potrei fare una versione annacquata da mera partecipante ad un seminario di software libero e darmi al cutandpaste.

penso che, per dignità personale e coerentemente con l’etica “open”,  ora il mio nuovo compito sia trovare un sotto-sotto argomento da approfondire, non mi va per niente di reiterare temi che altri hanno già analizzato ampiamente. partendo da questi studi potrei focalizzarmi su una sfaccettatura particolare e entrare più nel dettaglio.

risvolto economico? risvolto giuridico?.. risvolto educativo? le famigerate “skills”?..risvolto socio-qualcosa che ora non mi viene in mente perchè mi si è spento l’interruttorino delle idee?..

questa è una sorta di intro piuttosto “sociologica”, giusto per sentirsi a casa:

http://lnx.tecnoetica.it/doc/Bennato_Tecnoetica.pdf

e questo è l’instillatore del dubbio/spunto di riflessione:

http://www.palmerini.org/publ/ldfi_2003.pdf

mumble mumble.

G.

 

 

 

 

 

 

blablabla Aprile 30, 2008

Archiviato in: Uncategorized — greta @ 1:12 pm

ma come fanno gli scrittori a mettersi lì e scrivere anche quando non sono ispirati? provo a darmi una risposta applicandomi concretamente. maurizio, è frustrante.

l’idea per il paper finale, ripeto, è quella di approfondire i benefici dell’utilizzo del software libero nei paesi in via di sviluppo, cercando di analizzare l’impatto sociale da diverse angolazioni, almeno quelle più vicine alla sociologia. Cercherò di evidenziare come, una volta eliminato il problema principale – i costi- la strada risulti notevolmente spianata e percorribile senza troppe difficoltà.  I costi minimi-zero-, in termini di licenze, del modello free software/open source dà la possibilità di ridurre lo scarto tra paesi sviluppati e non, creando una base comune dalla quale tutti possono partire per costruire nuove risorse. Ovviamente la base, attualmente, non è e non può essere comune, ma la differenza è che ora esiste l’opportunità di portare a livello zero l’effettiva applicabilità delle risorse dei pvs, cercando di farli emergere da un divario sempre più ampio. L’importanza dello sviluppo (alfabetizzazione? :/ ) delle tecnologia informatica implica una serie di risvolti sociali fondamentali. Lo sviluppo di capacità individuali rimaste finora latenti e inapplicate e il conseguente aumento dell’autonomia nella gestione del settore attraverso l’investimento di capitale umano potrebbero, sul lungo periodo, portare all’effetto auspicatao (che detto così fa un po’ mulino bianco, ma è molto meno semplice di quanto riesco a rendere in poche righe di introduzione al paper) che i pvs riescano a costruirsi una solida piattaforma di lancio per gli sviluppi futuri.

tbc.. (to be confirmed :) )

autoetnografia: poi l’ispirazione arriva.

 

PVS/FLOSS Aprile 30, 2008

Archiviato in: Uncategorized — greta @ 12:05 pm
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24 ore non sono abbastanza, o le cose da fare sono troppe.

da oggi sono disoccupata, per cui credo avrò qualche ora in più per dedicarmi anche a questo progettino.

ho pensato di fare un approfondimento sull’introduzione/applicazione/situazione attuale delle potenzialità del software libero nei paesi in via di sviluppo.

questo documento secondo me è piuttosto chiaro nell’elencare i vantaggi in modo sintetico ma completo, tenendo in considerazione e confrontando costi, risvolti e implicazioni sociali, lo sviluppo di potenzialità difficili da espletare in condizioni di svantaggio tecnologico (presupponendo che l’arretratezza sia una condizione imposta) ecc.

cmq, buona presa di coscienza.

http://flossproject.org/papers/200401/idlelo-GHOSH.ppt#310,2,Why

 

free software kicks ass Aprile 22, 2008

Archiviato in: Uncategorized — greta @ 9:34 am
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Greta non ha avuto nessun problema nella ricerca dei testi. Anche se non utilizza abitualmente Ubuntu, utilizza quotidianamente Mozilla Firefox ( :) ) e quindi ha subito riconosciuto l’icona ed ha lanciato Internet. Ha fatto la ricerca con google (addicted to) in modo intuitivo, come solitamente si fa anche con altre applicazioni, inserendo il titolo dell’articolo seguito da “copyleft” perche’ sapeva di poter trovare facilmente il testo scaricabile gratuitamente in versione integrale.

Una volta trovati i testi ci siamo spedite i link via email.

Dalle applicazioni abbiamo poi scelto open office writer ed abbiamo prodotto questo file di testo.

Nel complesso questa versione di Ubuntu ci sembra facile da usare, efficiente e soprattutto rispetta i primi criteri di usabilita proposti da Nielsen, non abbiamo potuto verificare il criterio di facilita’ nella memorizzazione e la frequenza e gravità degli errori. Per quanto riguarda la soddisfazione soggettiva, il nostro giudizio è positivo, anche se bisogna considerare che abbiamo avuto modo di ”testare” solo una minima parte delle potenzialita’ di Ubuntu.