
L’argomento FLOSS/PVS non è poi così diametralmente lontano dagli argomenti del mio percorso di studi. qualcosa c’è stato nella mia travagliatissima triennale SRS torinese, qualcosa c’è pure in STA. chiaramente non quanto in un cdl in sviluppo e cooperazione, ma abbastanza per animare interessi personali non necessariamente legati ad uno specifico corso. a lezione mi è parso di capire di essere l’unica non-LOSI, quindi raccolgo il consiglio di restare in ambito STA, cercando di portare il mio contributo, mantenendo la linea argomentativa della mia idea iniziale: l’etica, i benefici, i costi.
Sarebbe interessante delineare un percorso locale-globale del trashware, cioè spiegare in cosa consiste la pratica del recupero/riassemblaggio di vecchio hardware da parte di gruppi attivi a livello locale (i vari gruppi e associazioni che si occupano dell’iniziativa, l’esempio a me più vicino è il LUGOB) e il possibile riutilizzo su scala più ampia, fino a globale (considerando anche le sfumature intermedie, quindi dalle biblioteche, agli asili, fino ai PVS che possono beneficiare dei “nuovi” pc)
In breve, per dare un’idea (poi seguono i link): questi gruppi recuperano compurer dismessi (ritirati o consegnati personalmente da privati, aziende ecc. o recuperati da discariche) installando software libero, e redistribuendoli a chi non può permettersi l’acquisto di un pc nuovo.
l’utilizzo di software libero è vitale per la messa in pratica del trashware. oltre a tutta la serie di vantaggi di cui abbiamo già ampiamente parlato a lezione, più rilevante da questa prospettiva è il fatto che può essere installato anche su macchine che vengono considerate “obsolete” dall’utente che se ne libera, in realtà sono ancora funzionanti con software più semplici e ugualmente (meglio?) funzionali. Il software proprietario presenta molteplici incompatibilità, prima fra tutte quella economica visto che i gruppi che si occupano di trashware sono non-profit e sarebbe difficile affrontare i costi delle licenze e lo sarebbe ancora di più per i paesi destinatari dei computer recuperati. il software libero, quindi, si svincola dall’inganno del software sempre più complesso che necessita di macchine sempre più potenti, nonostante le esigenze medie rimangano grosso modo invariate e non necessitano di programmi così sofisticati. i computer dismessi per i più svariati motivi, vengono quindi sistemati in modo che possano essere utilizzati al massimo delle risorse e della convenienza in contesti diversi, più utili e meno dilettevoli, dove manca l’ossatura di una tecnologia dell’informazione di base, massimizzando i benefici sui destinatari e minimizzando l’impatto sull’ambiente.
qui sotto un link “istituzionale”, con i vari cosa/chi, elenco dei gruppi e associazioni su territorio italiano e documentazione
http://trashware.linux.it/wiki/TrashWiki
http://trashware.linux.it/wiki/Trashware_HOWTO
qui una serie di progetti realizzati dal GOLEM (gruppo operativo linux empoli, pioniere del trashware)
http://golem.linux.it/index.php/Trashaware_GOLEM
e poi:
http://www.nosoftwarepatents.com/
in un linguaggio meno tecnico, più discorsivo, ma ugualmente efficace:
http://www.carta.org/articoli/4496
ttfn
G.
Buona idea, anche se le prime tre righe sono completamente incomprensibili.
Personalmente mi pare scontato e ragionevole che un’azienda aggiorni il proprio parco macchine in maniera periodica, l’affidabilità ecc…
meno ragionevole è che lo faccia perchè windows vista vuole 2gb di ram o per il fatto che il nuovo inutile giocattolino sw consumi risorse a non finire.
Per avere pc a basso costo senza particolari dotazioni hw (fuori dall’ottica trashware) basta andare a fiere come quelle di novegro o montichiari dove a 30€ ho comprato un pc perfettamente funzionante per mia nonna e con 0€ le ho installato ubuntu (ora mia nonna sa usare openoffice.. e me ne vanto!!
)
LUGOB ha un modello di funzionamento basato sul volontariato , ritiriamo i pc grazie ad una convenzione con legambiente BG e dopo averli ristrutturati (anche cambiandone alcune parti) instialliamo del software (una qualche distro linux) per poi donarlo alle associazioni che ne hanno bisogno.
Pro:
1 – delle associazioni, spesso impegnate con scopi più concreti di quelli del sw libero ricevono un pc a costo zero
2 – l’hw non viene buttato all’isola ecologica, quantomeno non tutto
Contro:
1 – molti privati/aziende scambiano il trashware per uno smaltimento gratuito di ogni porcheria
2 – il servizio non funzionerebbe se non grazie al contributo (in termini di tempo ma anche di telefonate/viaggi/ecc.) dei volontari… non esiste un modello per cui giovani studenti possano avere un lavoretto per pagare gli studi e i pc recuperati vengano rivenduti ad un prezzo simbolico?? tutti sarebbero incentivati a far funzionare il sistema (privato riceve poco per un pc che vale 0, giovane qualche decina di € per sistemarlo, associazione pochi €/pc per le spese, chi acquista spende pochissimo per un pc PERFETTAMENTE FUNZIONANTE)
avevo altre idee ma mi sono sfuggite, le scriverò un’altra volta
SRS=sociologia e ricerca sociale
LOSI= lavoro,organizzazione e sistemi informativi
STA= società, territorio e ambiente
faccio finta di non avertelo già detto n volte
. qualsiasi commento a proposito non verrà approvato, sappilo.
per il resto grazie.. ritengo che il punto 2 dei contro sia una riflessione valida, che forse meriterebbe un approfondimento ad hoc.
http://developers.slashdot.org/article.pl?no_d2=1&sid=08/05/11/219231
bella domanda.
grazie Gio per il link
ciao,
effettivamente il secondo “contro” è interessante, soprattutto perchè al momento non si vedono grandi soluzioni, se non teoriche.
potrebbe essere lo spunto per una buona domanda iniziale
a dopo
maurizio
ah, una persona del golem ne viene a parlare a confsl.org questo weekend